Aprire una rivendita di detersivi alla spina

Sono arrivati già da un po’ e, zitti zitti, stanno iniziando ad invadere in modo persuasivo il mercato.

Parliamo dei distributori di detersivi alla spina, qualcosa che sta prendendo piede già da diversi anni, soprattutto sotto la spinta del bisogno di risparmio e di “ecologicio”, qualcosa di molto in voga di questi tempi.

Come è noto, una voce di costo piuttosto forte in tutti i prodotti per la pulizia è quella relativa al packaging, ovvero al contenitore.

Nel campo dei detersivi si parla sempre di contenitori in sostanze plastiche, le quali hanno bisogno di essere smaltite e riciclate.
Sono contenitori che quindi, oltre che a pesare sulle tasche dell’acquirente nella voce di costo del prodotto comprato, vanno poi a incidere indirettamente ma sensibilmente sui costi della comunità, richiedendo diversi tipi di trattamento per essere smaltiti o riciclati.

Ecco quindi che l’attrattiva per un distributore di detersivi è, per il pubblico, immediata, specialmente se si procede ad una certa sensibilizzazione sulla materia del biologico.

D’altronde chi acquista detersivi “sfusi” si accorge subito della differenza, sia in termini di risparmio economico che in termini di durata a parità di quantità acquistata. I prodotti distribuiti dagli impianti automatici sono infatti spesso distribuiti in concentrazioni maggiori rispetto a quelli acquistati normalmente e tendono quindi a far sentire un certo risparmio con l’andare del tempo.

Al momento attuale il mercato viene spartito in quote suddivise tra cinque aziende che producono questi distributori automatici. Si tratta comunque di aziende che stanno facendo affari d’oro e ne stanno facendo fare di altrettanti ai loro clienti.

La spesa iniziale per questo genere di macchinari è abbastanza contenuta. Si parla infatti di una cifra oscillante intorno ai 30.000 euro circa, cifra comprensiva della prima ricarica di prodotti, il cui valore si attesta tra i 10 ed i 15.000 euro.

Considerato che l’acquisto viene rateizzato per intero nella stragrande maggioranza dei casi, a volte anche dalle stesse aziende produttrici, lo sforzo per acquisire una di queste macchine non è eccessivo.

La cosa acquista anche maggior attrattiva, considerato l’elevato margine producibile sui prodotti, qualcosa che si aggira tra il 30 ed il 40 per cento.

Detto questo, c’è però da considerare che al momento non stiamo parlando di vere e proprie installazioni self service ma di macchinari installati in attività commerciali assimilabili.

In sostanza si tratta di un complemento commerciale sinergico che, oltre che dal punto di vista dell’immagine (fare qualcosa in favore di un ambiente vessato dall’inquinamento è sempre cosa vista di buon occhio) aiuta anche da quello degli introiti, promettendo un rientro dell’investimento iniziale piuttosto rapido e contribuendo a creare sinergie commerciali all’interno di attività già avviate.