Il dibattito pubblico, in relazione alla conservazione alimentare, è fisso da anni sulla sicurezza dei conservanti artificiali che vengono utilizzati come additivi nei cibi acquistati, ma non è sempre stato così.
Il processo, che ha portato l’introduzione nella grande distribuzione di cibi processati contenenti conservanti, è stato estremamente lungo e ricco di innovazioni degne di nota.

Non si parla solo di bicchierini e ampolle di vetro utilizzate nei laboratori di sintesi chimica, ma anche di tecniche naturali utilizzate in antichità ed ottenute solamente tramite il processo di osservazione.

I primi anni: fermentazione, cottura e conservazione

Il percorso parte da tanti, tantissimi anni fa.
Bisogna scorrere la linea temporale per oltre 8 mila anni, ovvero a quando sono stati datati i primi tentativi di fermentazione del latte con lo scopo di ottenere il formaggio.
In questo modo, gli antichi scoprirono che la conservazione di quest’ultimo era estremamente favorevole ai lunghi periodi, permettendo così l’accumulazione di formaggi per i periodi di carestia o scarsità di latte.

Il primo utilizzo della fermentazione, nello specifico nelle bevande, va però cercato ancora prima, andando nella Cina di circa 9 mila anni fa.
Qui sono stati fatti i primi ritrovamenti di fermentazione dell’uva con lo scopo di ottenere il vino.

Prima ancora della fermentazione c’è stato un processo molto più comune ed utilizzato quotidianamente da tutti noi: la cottura del cibo.
Si parla infatti di 20 mila anni fa, anche se è una datazione molto approssimata, quando la cottura del cibo divenne più diffusa.
Cuocere determinati cibi causa l’evaporazione dell’acqua interna, permettendo così una conservazione maggiore.

Parlando di conservazione e del ruolo dell’acqua interna, la procedura più conosciuta da tutti, soprattutto perché oggetto di studio fin dalle scuole elementari, è l’utilizzo del sale.
Il sale, se aggiunto in abbondante quantità sulla superficie di un cibo, rimuove ogni traccia di acqua presente al suo interno, prevenendone così il degrado sul breve periodo.

Anche lo zucchero può essere utilizzato allo stesso scopo, ma con la frutta.

Innovazione tecnologica: pastorizzazione e sintesi artificiale

Finiti i metodi prettamente naturali, si entra quindi nell’epoca delle scoperte scientifiche e dell’utilizzo dei laboratori sperimentali.
Bisognerà però aspettare la metà degli anni sessanta nel 1800, quando Louis Pasteur, chimico francese, scoprì che scaldare un cibo ad una data temperatura, ne uccideva i microorganismi interni dannosi per la salute dell’uomo.
Il processo, da lui denominato pastorizzazione, modificava anche gli enzimi che contribuiscono al decadimento del cibo in questione.
Il latte, ad esempio, è stato al centro dei suoi primi studi, permettendo al chimico di concludere che il latte fresco, una volta pastorizzato a 135 gradi per qualche secondo, resisteva molte settimane più a lungo del latte non pastorizzato.

Si arriva quindi alla scoperta dei conservanti artificiali e al loro ampio utilizzo nell’industria alimentare moderna.
I conservanti sono principalmente utilizzati per prevenire la formazione di microorganismi letali per l’uomo, o comunque dannosi e causa di intossicazioni alimentari, come ad esempio muffe.

Ad oggi, i conservanti utilizzati su larga scala sono di origine naturale o, più comunemente, sintetizzati artificialmente e si dividono in due categorie: antimicrobici e antiossidanti.
I primi vengono utilizzati principalmente per inibire la già citata crescita di batteri nei vini, nella frutta secca e in tutte le conservazioni in barattolo che coinvolgono l’aceto e la salamoia.

Gli antiossidanti invece, vengono utilizzati in prodotti associabili a materie prime poco lavorate, come frutta e verdura.
In questo utilizzo, questi conservanti servono ad evitare che la patina esterna degli ortaggi appena tagliati diventi scura a causa, appunto, dell’ossidazione.

Conservanti: vendita e distribuzione

Il consumismo dilagato negli ultimi decenni ha visto una diffusione sempre maggiore di cibi pronti ed inscatolati, che necessitano quindi di conservanti per sopravvivere sugli scaffali.
Questa situazione ha costretto sempre più aziende ad affidarsi a produttori e distributori di queste sostanze, per coprire una enorme richiesta.
Come Chimitex S.p.A., una società tutta italiana raggiungibile su internet al sito www.chimitex.it, che dal 1946 si occupa dei clienti più esigenti sul territorio nazionale.

L’opinione pubblica si è spesso espressa contraria all’utilizzo di conservanti naturali ed artificiali all’interno dei cibi venduti dalle grandi distribuzioni, sottolineandone una eventuale pericolosità.
Da anni, il parlamento europeo ha stabilito un dettagliato processo di classificazione per determinare i conservanti utilizzati, obbligando così i produttori e distributori ad esporre i codici identificativi sulle confezioni dei prodotti finali che vengono acquistati dal consumatore.

I conservanti sono fondamentali al giorno d’oggi per garantire la sicurezza del cibo a media/lunga conservazione, prevenendo situazioni pericolose.
Non resta quindi che consigliare, in un eventuale utilizzo, di affidarsi ad esperti del settore che garantiscono una produzione in regola e consapevole.